Accoglienza e Servizi: Luoghi da vedere
- La Tanaccia
- Monte Mauro
- Riva di San Biagio
- I Castagneti di Campiuno
- Il Museo Geologico del Monticino
- La Rocca di Riolo Terme
- Il Giardino delle Erbe Officinali di Casola Valsenio
- La Casa del Fiume
Visitando la Tanaccia si entra nel Parco della Vena del Gesso nel vero senso della parola, esplorando la grotta con la visita speleologica guidata che è possibile prenotare presso il centro visita Ca’ Carné.
Le visite sono organizzate dal centro visita Ca’ Carné, con ritrovo il centro stesso o presso il capanno Speleologico posto lungo il sentiero che porta all’ingresso della grotta; per informazioni, giornate ed orari, prenotazioni, rivolgersi al centro visita Ca’ Carné, telefono 0546.80628; cellulare 339.2407028.
Uscendo dal Carné ci si dirige verso Brisighella e, dopo circa 1 chilometro, si incontra sulla sinistra il parcheggio ben segnalato da cui parte il sentiero con cui si raggiungono il capanno Speleologico e l’ingresso della grotta Tanaccia.
Si scende nel boschetto di carpini raggiungendo dopo pochi minuti l’ingresso della Caverna Preistorica, sito di preziosi ritrovamenti archeologici, un’ampia volta di gesso ornata dalle belle fronde della lingua cervina.
A poche decine di metri si apre la breve galleria artificiale che permette un agevole accesso all’interno alla grotta anche ai meno esperti; accompagnati dalle luci dei caschi e dalle guide del Gruppo Speleologico Faentino inizia qui l’esplorazione delle gallerie scavate nel gesso dal limpido torrente sotterraneo, rimanendo incantati da originali forme carsiche come pendenti, colate stalattitiche e concrezioni mammellonari.
La facile escursione speleologica dura circa un’ora e attraversa la suggestiva Sala delle Sabbie, ricca di pendenti di gesso, il grande Salone di Crollo, la Sala del Laghetto e la Sala Piatta, prodotta in seguito allo scollamento di due grandi banchi gessosi. PROVA LA VISITA VIRTUALE SU www.venadelgesso.org

La Vena del Gesso romagnola presenta una grande ricchezza di fenomeni carsici, con un esteso sistema di doline, inghiottitoi, grotte, risorgenti e forre. Pure legati a fenomeni carsici sono altri due habitat rari e localizzati, i pavimenti calcarei, caratterizzati da blocchi rocciosi interrotti da fessure verticali, con particolari forme di vegetazione legate al contrasto tra la superficie della roccia e la profondità delle fessurazioni e le sorgenti pietrificanti con formazione di travertino, localizzata presso risorgenti in condizioni particolari di temperatura e caratteristiche chimiche delle acque.
Le imboccature più fresche ed ombreggiate, così come le pareti delle forre umide presentano spesso ricchi e affascinanti popolamenti di felci, tra cui la rara lingua cervina.
Le grotte sono il regno dei pipistrelli, tra le specie troglofile presenti nel Parco della Vena del Gesso Romagnola ve ne sono alcune che si radunano esclusivamente per passare l’inverno, come ferro di cavallo maggiore e ferro di cavallo minore, ed altre che, invece, vi formano anche grandi colonie riproduttive, come ferro di cavallo euriale, vespertilio di Monticelli, vespertilio maggiore e miniottero; altra specie troglofila è il geotritone italico, piccolo anfibio endemico legato agli ambienti sotterranei. Tra gli invertebrati che vivono nelle grotte si citano i piccoli crostacei acquatici del genere Niphargus e l’ortottero Dolichopoda laetitiae.
I fenomeni carsici più significativi sono concentrati prevalentemente nel settore centro-orientale della Vena del Gesso. Tra le oltre 200 cavità rilevate ricordiamo, da nord-ovest verso sud-est, gli articolati sistemi carsici del Rio Gambellaro (Gessi di Tossignano), della Tana del Re Tiberio (Gessi di Borgo Rivola), del Rio Basino (Gessi di M. Mauro) e della Grotta Risorgente del Rio Cavinale (Gessi di Brisighella). Tra questi, dal punto di vista del carsismo di superficie risultano particolarmente spettacolari e didascalici i Gessi di M. Mauro, che presentano un’ampia valle cieca a monte (Rio Stella) e una grotta risorgente incassata in una stretta forra a valle (Rio Basino).
Visite speleologiche della Grotta Tanaccia di Brisighella
La Tanaccia di Brisighella, una tra le più belle e conosciute grotte dell’intera Vena del Gesso romagnola, presenta un percorso ipogeo con ambienti suggestivi arricchiti da interessanti fenomeni carsici. È possibile visitarla tutti i giorni dal 1 aprile al 30 ottobre - con esclusione del periodo invernale per tutelare il letargo dei pipistrelli.
L’ingresso, a pagamento, è comprensivo di guida e casco con impianto di illuminazione; possibilità di noleggiare tute da speleologo. Si effettuano sconti per comitive, gruppi scolastici, scout, CREE ecc. E’ necessario essere provvisti di scarponcini o stivali personali e di abbigliamento adeguato. Costo 12,00 €. Sono necessari scarponcini da trekking.
Cell. 339.2407028
Con i suoi 515 metri la vetta di Monte Mauro è la più elevata della Vena del Gesso romagnola ed il sito di maggiore interesse naturalistico e paesaggistico del Parco.
Le tre cime del monte sono incastonate in un vasto e selvaggio sistema di rupi e di doline, fittamente ricoperte da vegetazione arbustiva e arborea; la maestosa rupe meridionale presenta spettacolari panorami e interessanti popolamenti vegetali rupicoli.
Un percorso ad anello di 11 Km (circa 6 ore di cammino) aggira il monte ed interessa l’intero affioramento tra le valli dei Torrenti Sintria e del Senio, in un itinerario che è il più completo e affascinante del Parco e permette di scoprirne tutti gli aspetti salienti.
Vedi Itinerari/Anello di Monte Mauro
La Riva di San Biagio è il baluardo gessoso più lungo: si sviluppa ininterrotta per oltre 5 Km, da Borgo Rivola a Tossignano.
Per apprezzare lo spettacolo delle imponenti bancate di gesso che si ergono dalle colline circostanti si consiglia di percorrere la panoramica Strada della Lavanda, che collega la valle del Senio, poco prima di Casola Valsenio, con la valle del Santerno presso Fontanelice.
Vedi Itinerari/Anello della Riva di San Biagio
A Sud della Vena del Gesso, dove comincia la Formazione Marnoso-arenacea, si estendono, nella zona di Campiuno, estesi castagneti, di antichissimo impianto, con alcuni maestosi esemplari vecchi di secoli.
Questi castagneti da frutto rappresentano, probabilmente, i boschi con gli alberi più vecchi dell’intero Parco, con gli esemplari plurisecolari ricchi di cavità e, quindi, molto importanti dal punto di vista ecologico.
In particolare, a Campiuno i castagneti sono insediati su terreni sabbiosi acidi in cui sono presenti specie localmente rare come erica arborea e brugo.
In questi boschi vivono tutte le specie di mammiferi comunemente presenti sulla catena appenninica, tra cui scoiattolo, moscardino, volpe, tasso, cinghiale, capriolo. I boschi ospitano anche moltissime specie di uccelli comuni, tra cui picchio rosso maggiore, picchio verde, scricciolo, pettirosso, cinciallegra, codibugnolo, merlo, tordo bottaccio, capinera, fringuello, mentre solo nelle parti più tranquille delle foreste nidifica un raro rapace, il pecchiaiolo. I castagneti ospitano anche passeriformi più esigenti, come il rampichino e il picchio muratore.
La visita può partire dal Monticello di Campiuno, facilmente raggiungibile da Tossignano, oppure dalla vallata del Senio, oltrepassando il Monte della Battagliola.
Il Museo Geologico del Monticino
Questo interessante museo geologico all’aperto è stato realizzato all’interno di una cava abbandonata, nei pressi di Brisighella, in corrispondenza del colle del Monticino, una delle propaggini orientali del Parco della Vena del Gesso Romagnola.
Le attività di cava hanno portato alla luce un prezioso patrimonio geologico, paleontologico e naturalistico, tanto che il Museo e rappresenta un sito di riferimento della comunità geologica internazionale per lo studio delle evaporiti messiniane, della geologia dell’Appennino romagnolo e della paleontologia.
La parete di scavo della cava mostra chiaramente le bancate di gesso, messe in risalto dalla brillantezza dei cristalli di selenite, formatesi a più riprese nella seconda parte del Messiniano (Miocene superiore), tra 6 e 5,6 milioni di anni fa.
Il percorso di visita a questo particolare museo parte dal piccolo parcheggio posto ai piedi del santuario della Madonna del Monticino, raggiungibile dalla provinciale n. 23 che sale dal vicino paese di Brisighella in direzione di Riolo Terme.
Proseguendo lungo la stessa strada si trova, terminata la salita, un altro punto di ingresso al museo all’aperto (il piccolo parcheggio è sulla destra) da cui, attraversando la provinciale, si accede ad una carraia in discesa che si inoltra nell’area espositiva naturale.
Nel sito affiorano tutte le cinque formazioni rocciose che costituiscono l’impalcatura dell’Appennino romagnolo: dalla più antica alla più recente è possibile osservare la Formazione Marnoso-arenacea, le Peliti eusiniche, la Gessoso-solfifera, la Formazione a Colombacci e le Argille Azzurre. Molto interessante è anche la spettacolare discordanza angolare visibile sul vecchio fronte di cava, con il diverso orientamento tra bancate di gesso e rocce argillose sovrastanti dovuto ad imponenti fenomeni tettonici.
Il ritrovamento di maggiore interesse, tuttavia, è rappresentato dalla scoperta dei fossili di faune e flore marine e, soprattutto, continentali risalenti a circa 5 milioni e mezzo di anni fa, ritrovati all’interno dei crepacci portati allo scoperto dagli scavi. Tra gli altri, sono stati scoperti resti di coccodrilli, antilopi, rinoceronti, iene e scimmie.
Di interesse anche i fenomeni carsici: all’interno del Museo del Monticino si trova la piccola valle cieca con relativi inghiottitoio e grotta della Tana della Volpe.
Infine, vi sono alcuni relitti della storia dell’estrazione del gesso e dell’attività dell’uomo legata a questo prezioso minerale.
Tutta l’area è percorsa da un sentiero didattico ad anello, attrezzato con una ventina di pannelli esplicativi che accompagnano il visitatore alla scoperta della geologia e dei caratteri naturalistici non solo dell’ex cava ma anche della Vena del Gesso e delle colline circostanti. Sempre accessibile, è percorribile in circa 1 ora; in caso di pioggia può essere fangoso.
Naturalmente, qui come altrove è severamente vietato raccogliere minerali, rocce e fossili!

La Rocca di Riolo Terme (Piazza Mazzanti, a Riolo Terme; telefono 0546.71025), antico edificio fortificato della fine del XIV secolo, ospita un centro di documentazione sul castello stesso e sulla sua storia, strettamente connessa a quella della vallata del Torrente Senio e del territorio.
Gran parte dell’edificio, dai sotterranei ai piani alti, è dedicata alla storia medievale e rinascimentale del territorio di Riolo Terme e al castello stesso e, più in generale, ai fortilizi e ai castelli medievali, con percorsi incentrati sulle caratteristiche architettoniche e sullo sviluppo dei sistemi di difesa e offesa.
Il mastio ospita la sezione archeologica, con ritrovamenti del periodo che va dall’età del Ferro fino all’epoca Romana.
Infine, una sezione dedicata al paesaggio dell’Appennino Faentino, con l’ausilio di plastici, pannelli didattici e strumenti ottici per osservare dall’alto il territorio circostante, guida il visitatore alle scoperta dei calanchi e della Vena del Gesso romagnola.
Una delle torri ospita, infine, un piccolo bar-ristorante, specializzato nel proporre degustazioni di prodotti tipici.
Il Giardino delle Erbe Officinali di Casola Valsenio
Il Giardino delle Erbe (Via del Corso, 2/1 a Casola Valsenio; telefono 0546.73158; www.ilgiardinodelleerbe.it) fu fondato nel 1938 dal professor Augusto Rinaldi Ceroni, a cui è attualmente intitolato; la attuale sistemazione risale al 1975.
È un giardino botanico in cui vengono coltivate e studiate circa 400 specie di piante aromatiche e officinali e gli alberi e arbusti dei cosiddetti “frutti dimenticati”, ossia i frutti che un tempo venivano tradizionalmente coltivati nei pressi delle case coloniche.
Oltre alla propagazione e coltivazione delle piante, il Giardino si occupa della loro trasformazione in prodotti per uso erboristico o gastronomico, fungendo anche da volano per incentivare l’impiego delle erbe aromatiche tradizionali nelle strutture ricettive del territorio.
Presso la serra vengono vendute piante aromatiche, piante ornamentali da fiore di uso non comune e piante dei frutti dimenticati, mentre nel negozietto del Giardino si possono acquistare alcuni prodotti realizzati con le piante aromatiche e officinali.
Il Giardino delle Erbe è aperto al pubblico dal 1 maggio al 30 settembre, con i seguenti orari: dal lunedì al venerdì ore 9.00-12.00 e ore 14.00-16.30; sabato ore 15.00-17.30; domenica e festivi ore 10.00-12.00 e ore 15.00 alle 17.30. Chiuso in caso di pioggia.
Su prenotazione il personale del Giardino organizza percorsi didattici guidati, in ogni periodo dell’anno, con questi argomenti: visita alle particelle coltivate, alle aule didattiche e all’olfattoteca (laboratorio per la scoperta degli odori); stessa visita, con esperienza di distillazione, uso degli oli essenziali, preparazione di estratti di piante; le erbe aromatiche in cucina, riconoscimento a raccolta di erbe fiori. Agli itinerari è possibile aggiungere il pranzo o la cena in uno dei ristoranti con menu a base di erbe, eventualmente prenotando anche una lezione pratica sull’uso delle erbe in cucina.
Il Giardino delle Erbe di Casola Valsenio si estende su una superficie di 4 ettari, al di fuori del Parco della Vena del Gesso Romagnola, ma è ad esso collegato come centro di documentazione sulla flora del parco. Sono state allestite alcune aiuole rocciose con massi di gesso e vi vengono coltivate le specie caratteristiche della flora legata alle rupi e alla gariga della Vena. Inoltre, nelle coltivazioni sui terrazzamenti sono coltivate molte piante che, allo stato selvatico, vegetano sulla Vena del Gesso romagnola; tra esse, anche l’emblema dello stesso Giardino delle Erbe, ossia la lavanda, che cresce sulla cima di Monte Mauro con pochi esemplari, forse subspontanei.
La Casa del Fiume (Via Rineggio, 22 a Borgo Tossignano; telefono 0542.628143) è una struttura di fruizione posta sulle rive del Fiume Santerno, in un’ampia ansa fluviale, tra boschi ripariali, prati ed ampi bacini artificiali, detti Bacini di Rineggio, realizzati da Con.AMI come riserva idrica a scopo idropotabile.
L’edificio, vecchia casa colonica perfettamente restaurata, ospita un punto informazioni sul Parco della Vena del Gesso Romagnola e sulla vallata del Santerno ed è centro di educazione ambientale, prioritariamente dedicato all’acqua, come risorsa e come elemento dell’ecosistema; a tale scopo il centro organizza numerose attività ecoturistiche e di educazione ambientale.
La Casa del Fiume è attrezzata anche come punto di ristoro e ostello (per prenotazioni 0542.30558); inoltre, i prati che circondano il centro e che di esso sono parte integrante, affacciati sui laghetti artificiali e a due passi dalla riva del Fiume Santerno, sono attrezzati con panche e tavoli per pic-nic, parco giochi e sentieri escursionistici.
In questo tratto il Santerno si presenta particolarmente integro ed interessante, con estesi boschi ripariali ed un ampio greto ghiaioso, tra cui scorrono rapide le acque del fiume.
Lungo il corso d’acqua si sviluppano boschi ripariali interessanti, con ontano nero, salice bianco e pioppo bianco. Negli ampi letti di ciottoli e ghiaia che si formano dove il fiume, rallentando, allarga il proprio alveo disperdendo il corso d’acqua in vari rivoli anastomizzati, si trovano interessanti macchie di arbusti, in prevalenza salici.
Il fiume ospita una fauna ittica peculiare ed interessante, con specie endemiche come lasca, barbo comune, ghiozzo padano e altre specie rare come vairone, cobite comune e barbo canino. Il raro coleottero Osmoderma eremita vive nei vecchi salici.
