Il Territorio: Archeologia
Grotta del Re Tiberio: vasetti miniaturistici
Sin dalle prime fasi dell' Eneolitico (4500 a.C. circa) il popolamento, nelle vallate del Senio e del Lamone, mostra di prediligere situazioni ambientali che, per diversi motivi, offrono alcune garanzie alla frequentazione umana; si tratta in particolare dei terrazzi fluviali e delle grotte, queste ultime presenti soltanto nella Vena del Gesso. Le cavità naturali sono spesso utilizzate per scopi cultuali e sepolcrali, anche se non mancano esempi di uso abitativo. Gli aspetti che, in varie epoche, poterono attrarre l'uomo verso la scelta di siti in grotta sono abbastanza intuitivi, offrendo questo ambiente un valido riparo dagli attacchi della natura e dell'uomo.
Tra i casi più significativi, ricordiamo la Grotta del Re Tiberio a Borgo Rivola, e la Grotta della Tanaccia a Brisighella. La prima, dopo una frequentazione di incerta definizione durante l'Età del Rame, sembra essere stata utilizzata per scopi funerari a partire dalla prima età del Bronzo, mentre appare più difficile delineare con precisione l'utilizzo del sito nelle successive età del Bronzo medio e recente, per le quali si pensa generalmente a una funzione abitativa, forse associata a un primo uso cultuale della grotta, che si affermerà decisamente nelle epoche successive. Tale uso, legato a un culto delle acque salutari, è stato infatti proposto con buon grado di certezza a partire dalla fine del VI sec. a.C., sulla base del rinvenimento di numerosi vasetti miniaturistici e di bronzetti di devoti, e sembra essere proseguito senza soluzione di continuità sino all'età romana.


Grotta del Re Tiberio
Un uso funerario, databile al Bronzo Antico, è attestato anche per la Grotta della Tanaccia, anch'essa di origine carsica, la cui frequentazione prosegue, con soluzione di continuità, nel corso dell'Età del Ferro.
Per concludere la panoramica sull'utilizzo di siti in grotta durante l'età del Bronzo, merita un cenno anche la Grotta dei Banditi, nel territorio di Brisighella, frequentata a partire dal Bronzo Antico e, dopo una fase di interruzione, utilizzata nuovamente nell'Età del Ferro, dal VI a.C, e poi frequentata ancora in età romana.
Quanto alla Grotta della Lucerna, scoperta nel Novembre 2000 alla base della parete sud di Monte Mauro, e frequentata probabilmente in età tardo imperiale, una teoria avanzata nel 2011 da Andrea Benassi la definisce una miniera di Lapis specularis, gesso macrocristallino utilizzato in epoca Romana come una sorta di vetrocemento per lasciare entrare la luce nelle case, al posto del vetro delle finestre. Gli interventi dell'uomo, costituiti soprattutto da scalpellature, hanno in parte modificato gli ambienti naturali. Successivamente gli stessi ambienti sono stati artificialmente tamponati con terriccio, detriti gessosi e massi spesso intensamente scalpellati, probabilmente per avviare la ricerca di altri giacimenti, riversando gli scarti nelle parti dismesse.

Frammento di Lapis pecularis
Link utili
SPELEO-GAM MEZZANO
Approfondimenti:
> Il popolamento di età pre-protostorica
> Il popolamento di età romana
