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Il Territorio: Geologia

LA STORIA DEL GESSO

Per capire come si è formato un corpo roccioso dobbiamo prima di tutto osservarne la forma e la geometria: osservare ad esempio se è stratificato, e nel nostro caso lo è con evidenza. Poi bisogna studiare i materiali che costituiscono gli strati, l'epoca e l'ambiente in cui si sono accumulati, e ancora con quali altre formazioni sono a contatto e il contesto geologico in cui il tutto si inserisce. 

Abisso Lusa
Una panoramica della formazione gessosa nella Vena del Gesso in destra Santerno. (foto F. Ricci Lucchi)

I banchi della Vena del Gesso ad esempio sono stratigraficamente interposti, come in un sandwich, tra rocce che possiamo definire “terrigene”, derivate dai detriti portati in mare da antichi fiumi nell'epoca compresa circa tra 20 milioni e meno di un milione di anni fa. Infatti allora tutta la nostra regione era coperta da un mare profondo anche qualche centinaio di metri.
Se questo è il contesto geologico nel periodo immediatamente precedente la formazione dei gessi, ci potremmo anche aspettare che anche essi siano sedimenti detritici accumulati in mare profondo. 
INVECE NOI SAPPIAMO CHE NON E' IN QUESTE CONDIZIONI CHE IL GESSO SI DEPOSITA... 
E' bene allora indagare più a fondo sulle origini dei nostri gessi.
Scopriremo così che il gesso è una roccia molto particolare, diversa da quelle terrigene che lo accompagnano circostanti. 
Scopriremo che sei milioni di anni fa (è questa l'età della Vena del Gesso romagnola) nell'intero bacino del mare Mediterraneo si sono venute a creare delle condizioni ambientali molto particolari, da allora non più ripetutesi...

Il gesso è solfato di calcio biidrato (CaSO4 + 2H2O), un sale abbondantemente disciolto nell'acqua marina proprio come il cloruro di sodio (o, più comunemente,  “sale da cucina”).
In mare aperto, cioè in normali condizioni marine, non si verifica, come noto, la deposizione di alcun sale.
Infatti, per far precipitare il sale da cucina dobbiamo creare un ambiente “isolato” di salina, come ad esempio quelle di Cervia, in cui le acque marine si possono concentrare per evaporazione sino alla saturazione.
Per far funzionare una salina, la cui principale caratteristica è di non essere in comunicazione continua con il mare, dobbiamo immettervi acqua marina, poi chiudere il collegamento con il mare, quindi far evaporare l'acqua. 

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In questo blocco, caduto da una parete della Vena, si vedono delle specie di coccarde di cristalli di gesso, diversi da quelli tipici di selenite. (foto F. Ricci Lucchi)

Anche il gesso si deposita soltanto in questo modo.
Poiché nell'intero bacino del Mediterraneo troviamo enormi quantità di gesso risalenti al Messiniano, è ragionevole ipotizzare che sei milioni di anni fa il suo collegamento con l'oceano si sia in qualche modo interrotto, e che quindi il Mediterraneo sia diventato un mare chiuso, trasformandosi in sostanza in un'enorme salina.

Non si tratta di un'ipotesi puramente fantasiosa, se si considera che anche oggi il Mediterraneo ha un BILANCIO IDROLOGICO NEGATIVO, il ché significa che la quantità di acqua portata dai fiumi e dalle piogge è inferiore a quella che evapora.
In sostanza, se un evento geologico catastrofico provocasse oggi la chiusura dello stretto di Gibilterra, è ragionevole prevedere che nel volgere di qualche migliaio di anni il Mediterraneo si prosciugherebbe come pensiamo si sia verificato nel Messiniano. 
La chiusura della comunicazione con l'Oceano Atlantico e l'intensa evaporazione, innescata tra l'altro da un clima più caldo dell'attuale, avevano determinato un quasi suo totale prosciugamento, trasformandolo in una serie di “pozze” salmastre in cui avveniva la deposizione del gesso, e a volte addirittura del sale da cucina. Per immaginare le temperature infernali su questa ampia e profonda depressione, possiamo considerare miti le attuali temperature estive sul fondo della depressione del Mar Morto.

Circa 5,7 MILIONI DI ANNI FA (MESSINIANO SUPERIORE) Ai bordi del mediterraneo, per buona parte prosciugato, ove oggi si trova l'Appennino romagnolo, esisteva una laguna evaporitica in cui si erano depositati, a scarsa profondità e in concordanza con i sottostanti sedimenti terrigeni della Formazione Marnoso-Arenacea, i banchi della futura Vena del Gesso.

Circa 5,4 MILIONI DI ANNI FA (MESSINIANO SUPERIORE) A seguito di forti spinte interne alla crosta terrestre che si espandevano verso Est a partire dall'area sardo-corsa, i banchi di gesso si erano piegati e "accatastati" tra loro per emergere dalla laguna, venendo a costituire una catena di monti di gesso bordata verso Nord Est da specchi d'acqua connessi al grande Lago-Mare. Era questo l'ambiente di deposizione dei terreni prevalentemente terrigeni della Formazione a "Colombacci", che contiene la fauna continentale trovata nella cava Monticino di Brisighella nel 1985.

Circa 3,2 MILIONI DI ANNI FA (PLIOCENE MEDIO) Dopo che la catena gessosa del Messiniano era stata sommersa dal rapido innalzamento del livello marino verificatosi all'inizio del Pliocene, su di essa si era già accumulato un ingente strato di sedimenti marini prevalentemente argillosi, riccamente fossiliferi, il cui spessore avrebbe raggiunto parecchie centinaia di metri. Si tratta delle Argille Azzurre che costituiscono oggi la zona dei Calanchi.

 

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Cristalli esagonali di biotite estratti da argille, contenenti ceneri vulcaniche, poste alla base della Vena del Gesso. Hanno fornito una età di 7,28 +/- 0,1 milioni di anni. (foto G.B. Vai - P. Ferrieri)

OGGI A partire da circa un milione di anni fa, allorquando si è iniziato il sollevamento definitivo dell'Appennino romagnolo, anche i banchi di gesso sepolti sono stati gradualmente riesumati e sottoposti all'erosione esercitata dagli agenti meteorici (pioggia, vento, gelo...), i quali hanno asportato parte della spessa copertura argillosa. E' nata così la Vena del Gesso odierna, che affonda le proprie radici nella storia geologica di oltre 5 milioni di anni fa.  

 

I BANCHI DI GESSO

Sul versante sud della Vena del gesso, soprattutto in prossimità di monte Mauro oppure di monte del Casino, si presentano con molta evidenza sottili strisce di cespugli che delimitano gli aridi e spogli banchi di gesso. 
Esaminandola da vicino si constata che questa vegetazione è radicata lungo gli “interstrati argillosi” che separano appunto i banchi di gesso.

Ciò significa che la deposizione del gesso si è più volte interrotta durante il Messiniano.

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La Vena del Gesso sul versante sinistro del Santerno. (foto G.B. Vai)

Si può perciò concludere che la chiusura “isolamento” del mare Mediterraneo, che ha determinato per evaporazione la precipitazione chimica del gesso, non è stata continua, e che più volte si è instaurata invece una comunicazione diretta con l'oceano, che ha diluito le acque e favorito una normale sedimentazione detritica, come appunto quella argillosa. 
Questo fenomeno deve essersi ripetuto almeno sedici volte, se tanti sono infatti i banchi gessosi che oggi possiamo facilmente contare in successione uno sopra l'altro.
I banchi selenitici della Vena del Gesso mostrano al loro interno differenti associazioni di caratteri sedimentologici, o “facies”, che si ripetono in successione con una certa regolarità dalla base al tetto. Per tale motivo i vari banchi vengono comunemente interpretati come distinti cicli sedimentari.

Esaminando con attenzione le varie “facies” si possono ricostruire le caratteristiche dell'ambiente in cui è avvenuta la deposizione del gesso e delle altre litologie, e si può così anche comprendere la ciclica diminuzione di profondità delle acque di cui ciascun banco è testimonianza.